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Opzione Donna 2026: requisiti e come fare domanda

Opzione donna 2026: scopri chi può accedervi, quali requisiti servono e come presentare la domanda all'INPS passo passo.

· in questa guida
ultimo aggiornamento
19 maggio 2026
Revisione programmata: 15 novembre 2026
Te lo
diciamo
subito.
Opzione donna 2026: scopri chi può accedervi, quali requisiti servono e come presentare la domanda all'INPS passo passo.

Come fare domanda di Opzione Donna all’INPS nel 2026

Te lo diciamo noi: con Opzione Donna puoi andare in pensione prima dei requisiti ordinari, ma accetti un assegno ricalcolato interamente con il metodo contributivo. I requisiti principali sono 35 anni di contributi e un’età che parte da 59 anni (con due o più figli) fino a 62 anni (autonome senza figli). La domanda si presenta sul portale INPS con SPID, CIE o CNS, oppure tramite patronato. Ci vogliono circa 20-30 minuti se hai tutto pronto.


Cosa devi avere a portata di mano

  • SPID, CIE o CNS per accedere al portale INPS
  • Estratto conto previdenziale (lo trovi su MyINPS, voce “La mia posizione assicurativa”)
  • Documento d’identità in corso di validità
  • IBAN del conto su cui vuoi ricevere la pensione
  • Numero di figli e relative date di nascita (se vuoi beneficiare della riduzione dell’età)
  • Documentazione su contributi esteri, se hai lavorato all’estero in paesi convenzionati con l’Italia
  • 20-30 minuti di tempo senza interruzioni

Cos’è Opzione Donna e perché c’è scritto “opzione”

Opzione Donna è una forma di pensione anticipata riservata alle lavoratrici. Si chiama “opzione” perché sceglierla significa optare volontariamente per il ricalcolo dell’intera pensione con il metodo contributivo, rinunciando a quote calcolate con il metodo retributivo (che di solito è più generoso).

Non è una truffa né una concessione gratuita. È uno scambio: esci prima, ma prendi meno.

La misura nasce nel 2004 e viene confermata di anno in anno con aggiustamenti progressivi. Nel 2026 è ancora in vigore, con i requisiti aggiornati dalla Legge di Bilancio 2023 e senza modifiche sostanziali per l’anno in corso.


Requisiti 2026: l’età che ti serve

I requisiti anagrafici dipendono da due variabili: la tua categoria lavorativa e il numero di figli.

CategoriaNessun figlio1 figlio2+ figli
Lavoratrice dipendente61 anni60 anni59 anni
Lavoratrice autonoma62 anni61 anni60 anni

Contributi richiesti: 35 anni, indipendentemente dalla categoria.

Questi anni devono essere effettivamente versati o accreditati nella tua posizione INPS. I periodi di contribuzione figurativa (malattia, maternità, cassa integrazione) contano. I periodi di riscatto della laurea contano, se già versati.

Attenzione: l’età si calcola alla data di maturazione del requisito, non alla data di domanda. Puoi presentare domanda anche dopo aver maturato il diritto, ma non prima.


Come funziona il ricalcolo contributivo: cosa cambia sul tuo assegno

Prima di procedere con la domanda, è utile capire cosa significa concretamente accettare il ricalcolo contributivo.

Con il metodo retributivo, la pensione si calcola sulla media delle ultime retribuzioni. Con il metodo contributivo, si calcola sul montante dei contributi effettivamente versati nel corso della vita lavorativa, rivalutato secondo coefficienti stabiliti per legge.

Per chi ha lavorato prima del 1996, una parte della carriera sarebbe normalmente calcolata con il metodo retributivo. Con Opzione Donna, anche quella parte viene ricalcolata in modo contributivo. Il risultato è quasi sempre un assegno inferiore, a volte significativamente.

Quanto inferiore dipende dalla tua storia lavorativa. Non esiste una risposta valida per tutte. Proprio per questo, prima di fare domanda, è obbligatorio fare una simulazione.


Come fare domanda passo passo

1. Verifica i requisiti sulla tua posizione INPS

Accedi a inps.it con SPID, CIE o CNS. Vai su “Le mie prestazioni”“Pensione”“La mia posizione assicurativa”. Qui trovi l’estratto conto con tutti i contributi accreditati.

Controlla che la somma degli anni sia almeno 35. Se hai contributi versati a casse diverse (per esempio periodi da dipendente e periodi da autonoma), questi possono essere totalizzati o ricongiunti: ma queste sono procedure separate che richiedono tempo. Non contarle senza averle già avviate.

2. Richiedi una simulazione della pensione

Non saltare questo passaggio. Vai su “La mia pensione futura” sul portale INPS oppure chiedi a un patronato (CAF, INCA, ACLI, CAF-CISL, ecc.) di farti una proiezione.

La simulazione ti mostra l’importo stimato dell’assegno con Opzione Donna. Confrontalo con la pensione di vecchiaia ordinaria (che matura a 67 anni) o con la pensione anticipata ordinaria (41 anni e 10 mesi di contributi per le donne). Se la differenza è sostenibile per te, procedi.

Attenzione: la simulazione è una stima. L’importo definitivo lo calcola l’INPS al momento della liquidazione.

3. Accedi al servizio “Domanda di pensione online”

Entra su inps.it con le tue credenziali. Vai su “Prestazioni e servizi”, cerca “Domanda di pensione, ricostituzione, integrazione al trattamento minimo, pensione di reversibilità”. Si apre il portale di accesso al servizio telematico.

In alternativa, cerca direttamente “domanda pensione” nella barra di ricerca del sito INPS.

4. Compila il modulo scegliendo Opzione Donna

Avvia una nuova domanda. Il sistema ti chiede il tipo di pensione: seleziona “Pensione anticipata” e poi, tra le opzioni disponibili, “Opzione Donna”.

Compila i campi richiesti:

  • Dati anagrafici (già precompilati se accedi con SPID o CIE)
  • Tipo di rapporto di lavoro (dipendente o autonoma)
  • Data di decorrenza desiderata (la finestra di attesa parte da qui)
  • IBAN del conto corrente
  • Numero di figli (con date di nascita, se vuoi beneficiare della riduzione di età)

Il sistema ti segnala eventuali incongruenze prima di procedere all’invio.

5. Allega i documenti richiesti

Il portale ti chiede di caricare in formato PDF o immagine:

  • Copia del documento d’identità
  • Eventuale documentazione su contributi versati all’estero (se hai periodi di lavoro in paesi convenzionati)
  • Autocertificazione o documentazione relativa ai figli, se rilevante per la riduzione dell’età

Se hai tutti i contributi in Italia e nessuna situazione particolare, i documenti richiesti sono minimi.

6. Invia la domanda e salva la ricevuta

Prima di inviare, il sistema mostra un riepilogo completo. Leggilo con attenzione, in particolare la data di decorrenza proposta e la dichiarazione di accettazione del metodo contributivo.

Dopo l’invio, scarica o salva la ricevuta con il numero di protocollo. È la prova che la domanda è stata trasmessa. Conservala.

7. Attendi la finestra di attesa e la liquidazione

Dopo l’accettazione della domanda da parte dell’INPS, la pensione non parte subito. Si applica una finestra di attesa:

  • 12 mesi per le lavoratrici dipendenti
  • 18 mesi per le lavoratrici autonome

Il primo pagamento arriva dopo quella finestra. L’INPS ti comunica per iscritto l’importo definitivo prima della decorrenza.


Cosa fare se qualcosa va storto

Non riesci ad accedere al portale INPS. Il problema è quasi sempre legato alle credenziali SPID o CIE. Verifica che il tuo SPID sia di livello 2 (il minimo per accedere ai servizi INPS). Se hai difficoltà con l’accesso, contatta direttamente il tuo gestore SPID. In alternativa, recati a uno sportello INPS o a un patronato.

L’estratto conto non mostra tutti i tuoi contributi. Può succedere se hai cambiato più datori di lavoro, se hai periodi da autonoma, o se hai contributi versati a fondi diversi. In questo caso, apri una pratica di verifica della posizione assicurativa prima di presentare la domanda di pensione. I tempi si allungano.

Il sistema non ti mostra l’opzione “Opzione Donna”. Probabilmente il sistema ha rilevato che non soddisfi i requisiti anagrafici o contributivi in base ai dati presenti. Controlla la tua data di nascita e gli anni di contribuzione nell’estratto conto. Se sei sicura di avere i requisiti, rivolgiti a uno sportello INPS con la documentazione.

Hai inserito un IBAN sbagliato. Contatta subito il contact center INPS (803.164 da rete fissa, 06 164.164 da cellulare) o vai allo sportello per correggere il dato prima che la pratica venga liquidata.

La domanda viene respinta. Ricevi una comunicazione scritta con la motivazione del rigetto. Hai 90 giorni dalla notifica per presentare ricorso amministrativo all’INPS. Puoi anche ricorrere al giudice del lavoro entro i termini previsti dal Codice di Procedura Civile. Un patronato o un avvocato specializzato in diritto previdenziale può aiutarti a valutare se il ricorso ha fondamento.

Non ricevi risposta dall’INPS nei tempi previsti. Il termine ordinario per la definizione della domanda di pensione è 30 giorni per i dipendenti, 60 giorni per gli autonomi. Se superi questi termini senza risposta, puoi presentare un sollecito formale tramite il portale INPS o recarti allo sportello.


Opzione Donna o pensione ordinaria: quando conviene valutare l’alternativa

Opzione Donna non è l’unica strada per andare in pensione prima dei 67 anni. Vale la pena confrontarla con:

  • Pensione anticipata ordinaria: richiede 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne, senza limiti di età. Non prevede ricalcolo contributivo obbligatorio. Se sei vicina a questo requisito, potrebbe convenire aspettare.
  • Pensione di vecchiaia: a 67 anni con almeno 20 anni di contributi. Calcolo misto (retributivo + contributivo), in genere più vantaggioso di Opzione Donna.
  • APE Sociale: anticipo pensionistico a 63 anni, riservato a categorie specifiche (caregiver, disoccupati da lungo periodo, lavoratori con invalidità, lavori gravosi). Se rientri in una di queste categorie, verifica prima questa opzione.

La scelta dipende dalla tua storia contributiva, dalla tua situazione economica attuale e da quanti anni di pensione ti aspetti di percepire. Non esiste una risposta universale.


Fonti ufficiali


Domande frequenti

Quanti anni di contributi servono per Opzione Donna nel 2026? Servono 35 anni di contributi versati o accreditati. Questo requisito non cambia in base alla categoria lavorativa: vale sia per le lavoratrici dipendenti sia per le autonome. I contributi figurativi (malattia, maternità, cassa integrazione) rientrano nel conteggio.

Quale età anagrafica è richiesta per Opzione Donna nel 2026? L’età varia in base alla categoria e al numero di figli. Per le dipendenti: 61 anni senza figli, 60 con un figlio, 59 con due o più figli. Per le autonome: 62 anni senza figli, 61 con un figlio, 60 con due o più figli.

Opzione Donna conviene sempre? No. La pensione viene ricalcolata interamente con il metodo contributivo, che quasi sempre produce un assegno più basso rispetto alla pensione di vecchiaia ordinaria. Prima di fare domanda, chiedi una simulazione all’INPS o al tuo patronato e confronta gli importi.

Posso fare domanda di Opzione Donna se sono disoccupata? Sì, se hai maturato i requisiti contributivi e anagrafici. Non è richiesto di essere occupata al momento della domanda: conta la posizione contributiva, non lo stato lavorativo attuale.

Quanto tempo ci vuole per ricevere la pensione dopo la domanda? Dopo l’accettazione della domanda si applica una finestra di attesa: 12 mesi per le dipendenti, 18 mesi per le autonome. Solo al termine di quella finestra decorre il primo pagamento.

Posso presentare la domanda da sola o devo andare al patronato? Puoi presentarla autonomamente tramite il portale INPS con SPID, CIE o CNS. In alternativa, un patronato (CAF, INCA, ACLI, ecc.) la trasmette gratuitamente per tuo conto. Se la tua situazione contributiva è complessa, il patronato può aiutarti a verificare i requisiti prima dell’invio.

Cosa succede se la domanda viene respinta? Ricevi una comunicazione scritta con la motivazione. Puoi presentare ricorso amministrativo all’INPS entro 90 giorni dalla notifica oppure ricorrere al giudice del lavoro. Un patronato o un avvocato specializzato in diritto previdenziale può aiutarti a valutare se il ricorso ha fondamento.


Ultimo aggiornamento: 19 maggio 2026. I requisiti anagrafici riportati si riferiscono alla normativa vigente per il 2026, confermata senza modifiche rispetto all’anno precedente. Verifica eventuali aggiornamenti sul portale INPS prima di presentare la domanda.

★ Fonti ufficiali consultate
Le informazioni di questa guida si basano su fonti istituzionali verificate.

Le cose che chiedete più spesso

Q.01 «Quanti anni di contributi servono per Opzione Donna nel 2026?» +
Te lo diciamo noi: Servono 35 anni di contributi versati. Questo requisito non cambia in base alla categoria lavorativa: vale sia per le lavoratrici dipendenti sia per le autonome.
Q.02 «Quale età anagrafica è richiesta per Opzione Donna nel 2026?» +
Te lo diciamo noi: L'età varia in base alla categoria: 61 anni per le dipendenti, 62 per le autonome. Scendono rispettivamente a 60 e 61 anni se hai un figlio, a 59 e 60 anni se ne hai due o più.
Q.03 «Opzione Donna conviene sempre?» +
Te lo diciamo noi: Non sempre. La pensione viene ricalcolata interamente con il metodo contributivo, che di solito porta a un assegno più basso rispetto alla pensione di vecchiaia ordinaria. Prima di fare domanda, chiedi una simulazione all'INPS o al tuo patronato.
Q.04 «Posso fare domanda di Opzione Donna se sono disoccupata?» +
Te lo diciamo noi: Sì, se hai maturato i requisiti contributivi e anagrafici richiesti. Il requisito occupazionale non è richiesto: conta solo la posizione contributiva, non il fatto di lavorare al momento della domanda.
Q.05 «Quanto tempo ci vuole per ricevere la pensione dopo la domanda?» +
Te lo diciamo noi: Dopo l'accettazione della domanda si applica una finestra di attesa: 12 mesi per le dipendenti, 18 mesi per le autonome. Solo dopo quella finestra decorre il primo pagamento.
Q.06 «Posso presentare la domanda da sola o devo andare al patronato?» +
Te lo diciamo noi: Puoi presentarla autonomamente tramite il portale INPS con SPID, CIE o CNS. In alternativa puoi rivolgerti a un patronato (CAF, INCA, ACLI, ecc.) che la trasmette gratuitamente per te.
Q.07 «Cosa succede se la domanda viene respinta?» +
Te lo diciamo noi: Ricevi una comunicazione scritta con la motivazione. Puoi presentare ricorso amministrativo all'INPS entro 90 giorni dalla notifica, oppure ricorrere al giudice del lavoro entro i termini di legge.
⚠ Nota importante Le informazioni contenute in questa guida hanno scopo divulgativo e sono aggiornate alla data indicata. Non sostituiscono il parere di un professionista (commercialista, avvocato, consulente del lavoro, patronato) per casi specifici. Per procedure che cambiano frequentemente, verifica sempre sul sito ufficiale dell'ente di riferimento prima di agire. chitelodice.it non è un ente pubblico e non ha responsabilità sulle decisioni prese sulla base di queste informazioni.