Bonus mamme 2026: a chi spetta, quanto vale e come ottenerlo
Te lo diciamo noi: il bonus mamme 2026 è un esonero contributivo per le lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato con almeno due figli. Significa meno contributi trattenuti in busta paga, quindi più netto ogni mese. Non è un bonus una tantum: si applica ogni mese, per anni, finché restano i requisiti.
Cosa devi sapere subito
- Spetta alle lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato con 2 o più figli
- Non è una somma che ricevi: è un risparmio contributivo diretto in busta paga
- Non devi fare domanda all’INPS: ci pensa il datore di lavoro
- La durata dipende dal numero di figli e dall’età del più giovane
- Le partite IVA e le autonome nel 2026 non rientrano nella misura
Che cos’è esattamente il bonus mamme 2026
Il nome “bonus” è un po’ fuorviante. Non arriva un accredito in conto corrente. Non compila un modulo e aspetti un bonifico. Funziona in modo diverso.
Ogni mese, dalla tua busta paga vengono trattenuti contributi previdenziali. Una parte la paga l’azienda, una parte la paghi tu. Il bonus mamme azzera o riduce la quota che paghi tu. Il risultato è un netto mensile più alto, senza che il tuo lordo cambi di un euro.
In italiano: è una decontribuzione. Lo Stato rinuncia a incassare quella parte di contributi da te, e li versa comunque all’INPS per il tuo conto. La tua pensione futura non viene intaccata.
La misura è stata introdotta dalla Legge di Bilancio 2024 e prorogata — con modifiche — dalla Legge di Bilancio 2025 (Legge 207/2024). Nel 2026 continua, con le regole fissate da quest’ultima.
Chi ha diritto al bonus mamme nel 2026
I requisiti sono tre, tutti necessari.
Primo: sei una lavoratrice dipendente a tempo indeterminato. Contratto a termine, collaborazione, partita IVA, autonoma: nel 2026 non rientri. La misura è riservata a chi ha un contratto stabile. Se il tuo contratto a termine viene trasformato a tempo indeterminato durante l’anno, accedi all’esonero dalla data della trasformazione.
Secondo: hai almeno due figli. Il figlio deve essere a tuo carico. L’esonero parte da due figli e diventa più consistente con tre o più.
Terzo: il figlio più giovane non ha superato il limite d’età. Qui dipende dal numero di figli:
- Con due figli: esonero fino al compimento dei 10 anni del figlio più giovane
- Con tre o più figli: esonero fino al compimento dei 18 anni del figlio più giovane
Quando il figlio più giovane supera il limite, l’esonero finisce. Automaticamente, senza che tu debba fare nulla.
Quanto vale il bonus mamme: importi 2026
L’esonero copre l’intera quota contributiva IVS (Invalidità, Vecchiaia e Superstiti) a carico della lavoratrice, che ammonta al 9,19% della retribuzione imponibile, fino a un massimale di reddito annuo lordo di 40.000 euro.
Facciamo i conti su un caso concreto.
| Retribuzione mensile lorda | Contributi a tuo carico (9,19%) | Risparmio mensile con bonus |
|---|---|---|
| 1.500 € | 138 € circa | 138 € circa |
| 2.000 € | 184 € circa | 184 € circa |
| 2.500 € | 230 € circa | 230 € circa |
| 3.333 € (soglia massima) | 306 € circa | 306 € circa |
Sopra i 40.000 euro lordi annui (circa 3.333 euro lordi mensili), l’esonero non si applica sulla parte eccedente. Se guadagni di più, l’esonero vale comunque fino a quella soglia.
Carte alla mano: su uno stipendio di 2.000 euro lordi mensili, il tuo netto cresce di circa 150-180 euro al mese, dipende dall’aliquota IRPEF e dagli altri elementi della tua busta paga. Il calcolo preciso lo fa il tuo ufficio paghe.
Come si ottiene: la procedura passo passo
Non devi presentare domanda all’INPS. Il percorso passa dal tuo datore di lavoro.
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Verifica i requisiti — Controlla di avere almeno due figli a carico e che il più giovane non abbia superato il limite d’età. Controlla anche che il tuo contratto sia a tempo indeterminato.
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Raccogli i documenti — Ti serviranno i codici fiscali dei figli o i loro certificati di nascita. Il datore potrebbe chiederti un’autodichiarazione.
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Comunica al datore di lavoro — Scrivi all’ufficio HR o al responsabile paghe. Una mail va benissimo. Indica nome, codice fiscale e data di nascita dei figli. Fallo per iscritto: hai traccia della comunicazione e tuteli te stessa.
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Controlla la busta paga — Dal mese successivo alla comunicazione, la voce dei contributi a tuo carico dovrebbe azzerarsi o ridursi. Confronta la busta paga prima e dopo.
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Conserva tutto — Mail di comunicazione, documenti dei figli, buste paga. In caso di verifiche, hai tutto a portata di mano.
Il datore di lavoro applica l’esonero nella denuncia contributiva mensile (UniEmens) e recupera la differenza dall’INPS. A te non interessa la parte tecnica: interessa che il tuo netto aumenti.
Cosa succede ai tuoi contributi e alla tua pensione
Questa è la domanda che fanno in tanti, giustamente.
L’esonero non ti penalizza sulla pensione. Lo Stato si fa carico di versare all’INPS i contributi che tu non paghi. Il tuo estratto conto previdenziale continua a crescere normalmente. Puoi verificarlo accedendo al tuo fascicolo previdenziale su INPS MyINPS.
Chi te lo dice davvero: le circolari INPS sulla misura specificano che l’esonero è «a carico dello Stato» e non incide sulla posizione assicurativa della lavoratrice.
Madri con tre figli o più: le differenze
Se hai tre figli o più, il bonus vale di più — non nell’importo mensile, ma nella durata.
Con due figli l’esonero finisce quando il più giovane compie 10 anni. Con tre o più figli, finisce quando il più giovane compie 18 anni. Otto anni in più di risparmio contributivo.
Su un’unica busta paga da 2.000 euro lordi, quegli otto anni aggiuntivi valgono circa 14.000-17.000 euro netti in più nel corso del tempo. Non è una cifra banale.
Se hai due figli e stai aspettando il terzo, l’esonero «lungo» parte dalla nascita del terzo figlio. Prima, se hai i requisiti, accedi già all’esonero per due figli.
Cosa non è coperto e i casi particolari
Part-time: se lavori part-time a tempo indeterminato, hai diritto all’esonero. Si applica sulla tua retribuzione effettiva, non su quella di un full-time.
Maternità: durante il congedo di maternità obbligatorio, la retribuzione è pagata dall’INPS (o anticipata dal datore). L’esonero si applica su quanto percepisci come indennità, secondo le indicazioni INPS.
Cambio datore di lavoro: se cambi azienda, devi comunicare i tuoi requisiti al nuovo datore. L’esonero non si trasferisce in automatico.
Figlio nato morto o deceduto: il figlio viene comunque conteggiato ai fini del requisito numerico, secondo le indicazioni ministeriali. In caso di dubbi specifici, rivolgiti a un patronato.
Adozione e affidamento: i figli adottivi e quelli in affidamento preadottivo rientrano nel conteggio. I limiti d’età si calcolano dall’anno di adozione o affidamento per i minori, mentre per i maggiorenni adottati si applicano regole specifiche. Anche qui, un patronato può aiutarti a fare i conti giusti.
Reddito oltre 40.000 euro: l’esonero si applica fino alla soglia. Se superi i 40.000 euro lordi annui, paghi normalmente i contributi sulla parte eccedente.
Il bonus mamme e gli altri sostegni: compatibilità
Puoi avere il bonus mamme insieme a:
- Assegno unico universale — sono misure distinte, non si escludono
- Detrazioni per figli a carico — compatibili
- Congedo parentale — compatibile, anche se durante il congedo la base su cui si calcola l’esonero cambia
Non è invece cumulabile con altri esoneri contributivi che abbiano la stessa base imponibile. Se il tuo datore applica già un esonero parziale per altre ragioni, il bonus mamme si applica sulla parte residua, non si somma senza limite. Il calcolo lo fa l’ufficio paghe.
Fonti ufficiali
Prima di procedere, consulta direttamente le fonti che abbiamo usato per scrivere questo articolo.
- INPS – Scheda informativa bonus mamme lavoratrici
- Normattiva – Legge 207/2024 (Legge di Bilancio 2025)
- MEF – Focus Legge di Bilancio 2025
Le circolari INPS di dettaglio (Circolare n. 36/2024 e successive) sono disponibili sul sito INPS nella sezione «Circolari e messaggi». Se hai una situazione particolare, un patronato (CGIL, CISL, UIL, CAF, ACLI) ti aiuta a interpretarle senza costi aggiuntivi.
Le cose che chiedete più spesso
Il bonus mamme 2026 vale anche per le partite IVA?
No. Nel 2026 il bonus mamme riguarda solo le lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato. Le autonome e le partite IVA erano incluse in una versione precedente della misura, ma la Legge di Bilancio 2025 ha ristretto il perimetro. Se sei autonoma, non hai diritto all’esonero contributivo.
Devo fare domanda all’INPS per avere il bonus mamme?
Non direttamente. Il meccanismo funziona tramite il datore di lavoro: sei tu a comunicare al tuo ufficio HR o al consulente del lavoro di avere i requisiti. È il datore di lavoro che applica l’esonero in busta paga e poi lo recupera dall’INPS. Tieni pronta la documentazione sui tuoi figli.
Il bonus mamme si calcola sul lordo o sul netto?
L’esonero si applica sulla quota di contributi previdenziali a carico della lavoratrice. Tradotto: aumenta il tuo netto in busta paga, perché paghi meno contributi. Non incide sulla tua pensione futura, perché i contributi vengono ugualmente accreditati dallo Stato.
Cosa succede se ho due figli e ne nasce un terzo nel 2026?
Dipende dall’età del secondo figlio. Se hai già due figli e nasce il terzo, accedi all’esonero totale fino al compimento dei 18 anni del figlio più giovane. Se il tuo secondo figlio ha già compiuto 10 anni, l’esonero per due figli è già scaduto: con l’arrivo del terzo rientri nella fascia più generosa.
Il bonus mamme si accumula con altri bonus o detrazioni?
L’esonero contributivo è compatibile con le detrazioni fiscali per figli a carico, con l’assegno unico e con altri benefici previdenziali, salvo specifiche incompatibilità introdotte da circolari INPS successive. Verifica sempre con il tuo ufficio paghe la situazione aggiornata.
Quando finisce il bonus mamme se ho due figli?
L’esonero per madri con due figli dura fino al compimento del decimo anno del figlio più giovane. Raggiunta quella data, l’agevolazione si azzera automaticamente. Non devi fare nulla: è il datore di lavoro a smettere di applicarla.
Il mio datore di lavoro può rifiutarsi di applicare il bonus?
No. Se hai i requisiti, l’applicazione dell’esonero è un obbligo, non una scelta del datore. Se hai comunicato la tua situazione familiare e l’esonero non compare in busta paga, puoi chiedere spiegazioni scritte e, se necessario, rivolgerti all’INPS o a un patronato.
Ultimo aggiornamento: 12 giugno 2026. Articolo aggiornato sulla base della Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) e delle circolari INPS disponibili a quella data. Prossima revisione programmata: dicembre 2026.